Se ti senti sempre stanca, hai il ferro basso e pensi che l'unica soluzione sia ingozzarti di carne di cavallo o prendere un integratore artificiale, la biologia ha una risposta diversa per te. La carenza di ferro non si cura forzando il corpo con pillole sintetiche che irritano lo stomaco, né aumentando il consumo di cibi animali ricchi di tossine da cottura. Il nostro corpo è programmato per funzionare con il ferro pulito, sicuro e controllato che la natura ha confezionato all'interno dei vegetali integri a foglia verde.
A differenza dei prodotti chimici industriali che forzano le porte dell'intestino creando accumuli tossici, il ferro vegetale viene assorbito dall'organismo solo in base alle sue reali necessità, garantendo una rigenerazione del sangue profonda, pulita e priva di effetti collaterali. Smettere di trattare il proprio corpo come un bidone della spazzatura e tornare a un'alimentazione fisiologica è l'unica via per spegnere l'infiammazione e riprendere il controllo della propria salute.
I prodotti finali della glicazione avanzata sono associati in modo sempre più evidente al diabete di tipo 2. Questa correlazione è nota da almeno trent'anni, ma solo nell'ultimo quindicennio la ricerca ha chiarito le reali dinamiche di causa ed effetto che spiegherò a breve in un nuovo articolo dedicato [prossimamente] "AGEs e la relazione a doppio senso con il Diabete T2".
Si tratta di un ritardo temporale immenso se pensiamo che solo oggi si inizia a parlare apertamente di glicazione non enzimatica come processo lesivo e di glicotossine come elementi di danno irreversibile. Se queste informazioni fossero state diffuse prima, molte persone – me compresa – avrebbero potuto correggere il tiro in anticipo, preservando l'integrità del proprio organismo.
Sono stati chiamati AGEs (Advanced Glication End Products), o anche glicotossine, le sostanze che derivano come scarto di una reazione chimica tra proteine o lipidi che si legano a zuccheri liberi chiamata glicazione.
Questo processo chimico, quando avviene dentro al corpo umano per mediazione degli enzimi, ha anche una sua funzione fisiologica e non genera sostanze di scarto dannose.
Al contrario, quando avviene in maniera incontrollata, genera scarti, ovvero sostanze deformate che diventano tossiche (le glicotossine, appunto) e che il nostro corpo non è in grado di gestire correttamente, ma che sopratutto, non riesce ad eliminare.
Quali comuni mortali, siamo giunti al 2025 senza sapere quasi nulla delle GLICOTOSSINE, ma oggi, siamo costretti a farci i conti ed imparare a ridurne la presenza nel nostro corpo.
Le glicotossine infatti, note anche come "prodotti finali di glicazione avanzata" (AGEs), sono un gruppo eterogeneo di composti altamente ossidanti che la letteratura clinica identifica come molecole gravemente patogene nel diabete e in numerose altre complicanze croniche.
Il mio obiettivo è mantenere un'alimentazione a basso contenuto di carboidrati (LOW CARB) per garantirmi una nutrizione completa che non sia fonte di malattia. Questo approccio mi evita di sovraccaricare l'organismo con un eccesso di cibo o nutrienti difficili da tollerare. Come spiego in questo articolo, ho scelto LOW CARB invece della più famosa KETO, per ragioni che ritengo coerenti con la filosofia di ritorno al naturale che cerco di applicare.
Un pasto LOW CARB ben bilanciato assicura il corretto apporto di micronutrienti e un prolungato senso di sazietà. Una recentissima analisi nutrizionale pubblicata su Frontiers in Nutrition ha valutato l'adeguatezza dei micronutrienti nei piani alimentari a basso contenuto di carboidrati. Lo studio ha dimostrato che quando i menu low-carb sono formulati correttamente (inserendo vegetali e grassi sani), superano ampiamente le raccomandazioni giornaliere (DRI) per le Vitamine A, C, D, E, K e l'intero gruppo B (B1, B6, B12, folati).
Da vegetariana prima e da vegana poi, ho dovuto farmi spesso questa domanda e fare i conti con la spinta a consumare proteine in quantità sufficiente, rincorrendo un mito che sono poi arrivata a mettere in discussione.
Coloro che (a differenza di me) mangiano carne e pesce, spesso ne consumano in maniera abbandante (anche eccessiva), tanto da non sentire il bisogno di calcolare la coerenza di quelle che sono diventate le "raccomandazioni OMS" e che per il fenomeno del telefono senza fili oggi sono l'emblema della falsa informazione.
Chi invece cerca di trovare una quadra tra etica e fisiologia, si deve per forza essere fermato un attimo a chiedersi come fare a soddisfare questo benedetto fabbisogno proteico. Io ho stabilito le mie linee guida partendo dalla mia storia personale e dai dati ad oggi disponibili.
In questo articolo evidenzierò le differenze sostanziali tra due regimi alimentari oggi sotto i riflettori (Keto e Low Carb), spiegando perché sono giunta a scegliere la Low Carb per me stessa. Ritengo infatti che questo approccio sia il migliore in assoluto, soprattutto dal punto di vista della fisiologia.
Il corpo umano non è molto diverso da come era prima dell'avvento dell'agricoltura (12.000 anni fa). Il nostro corpo infatti, si è adattato nei milioni di anni per raccogliere frutta e verdura quando è a disposizione, quindi anche per tollerare e gestire zuccheri naturali, provenienti da vegetali che ne sono ricchi. Privarsene è assolutamente fuori da ogni logica di ritorno al naturale. Questa logica non dovrebbe essere minimziale come romantica, ma considerata la base della fisiologia.
Quando nel sangue c'è troppo zucchero, accade un fenomeno silenzioso: le cellule si "caramellizzano". Questo processo si chiama glicazione ed è il motore segreto che alimenta la resistenza insulinica e l'invecchiamento precoce, inteso non come il semplice aumentare delle rughe, ma come un vero decadimento precoce delle funzioni biologiche dove una persona ancora relativamente giovane può dover affrontare la vita di una persona anziana per colpa dell'insorgere di patologie gravi. Il legame tra l'accumulo di zuccheri, il danno cellulare e il decadimento funzionale dei tessuti è stato ampiamente descritto in letteratura, come evidenziato nello Studio clinico sulla biochimica della glicazione nell'invecchiamento (PMC).
Capire i termini scientifici è il primo passo per difendersi. In questo glossario semplificato trovi le parole chiave spiegate in modo chiaro e tutti i collegamenti per approfondire i rimedi naturali e le strategie alimentari.
Di seguito evidenzierò i termini chiave, ma ciò che è importante capire è che tutto questo processo si attiva per un eccesso di zuccheri nel sangue chiamato PICCO GLICEMICO. Ecco dunque che partiamo da qui per seguire il filo logico della terminologia legata alla maggior parte delle patologie gravi che conosciamo.
Sappiamo che le GLICOTOSSINE (AGEs) sono piccole formazioni dannose (non gestite e non eliminate dal corpo), che si accumulano danneggiando tessuti ed organi portando a patologie potenzialmente mortali. Vi invito a leggere "2025: Malattie sono associate agli AGEs. Anche la tua?".
In questo caso ci occupiamo solo di prendere consapevolezza di quanto possano essere dannosi i singoli alimenti in base al loro contenuto di AGEs, così da poter adottare il più possibile una alimentazione fisiologica.
Alimentazione
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2025: Queste malattie sono associate agli AGEs. Anche la tua?
Introduzione: Il legame silenzioso tra AGEs e patologie croniche
I prodotti finali della glicazione avanzata sono associati in modo sempre più evidente al diabete di tipo 2. Questa correlazione è nota da almeno trent'anni, ma solo nell'ultimo quindicennio la ricerca ha chiarito le reali dinamiche di causa ed effetto che spiegherò a breve in un nuovo articolo dedicato [prossimamente] "AGEs e la relazione a doppio senso con il Diabete T2".
Si tratta di un ritardo temporale immenso se pensiamo che solo oggi si inizia a parlare apertamente di glicazione non enzimatica come processo lesivo e di glicotossine come elementi di danno irreversibile. Se queste informazioni fossero state diffuse prima, molte persone – me compresa – avrebbero potuto correggere il tiro in anticipo, preservando l'integrità del proprio organismo.
Oltre il diabete: una minaccia sistemica
Ancora oggi i canali di informazione istituzionali faticano a evidenziare il legame diretto tra l'accumulo tissutale di AGEs e numerose altre patologie croniche che colpiscono la nostra qualità della vita o quella dei nostri cari. L'elenco scientifico delle condizioni correlate è in continuo aggiornamento.
Il progetto INatural si focalizza sulle glicotossine perché la loro formazione e il loro deposito biologico possono essere contrastati efficacemente attraverso il più antico strumento di salute: l'alimentazione fisiologica.
I criteri della nostra rassegna scientifica
Nelle sezioni successive analizzeremo le evidenze cliniche relative alle singole patologie. La selezione degli studi rispetta criteri rigorosi:
Modelli reali: focus esclusivo su dati estratti da colture cellulari in vitro o da campioni biologici umani.
Sintesi mirata: una panoramica essenziale per comprendere l'ampiezza del fenomeno senza sovraccarichi tecnici.
Fattore endogeno: analisi dell'impatto degli AGEs alimentari (esogeni), senza mai dimenticare il ruolo cruciale della produzione interna (endogena) stimolata dai continui picchi glicemici.
L'effetto mutageno e alterante delle glicotossine avviene principalmente attraverso il loro legame con i recettori cellulari RAGE. Questa interazione genera due conseguenze critiche per i tessuti:
Produzione di ROS: un incremento massiccio di specie reattive dell'ossigeno (stress ossidativo).
Infiammazione cronica: l'attivazione di segnali biochimici che alimentano un microambiente alterato.
Questo stato di infiammazione silente e costante danneggia le strutture cellulari, creando un terreno biologico favorevole alla replicazione anomala e ostacolando i naturali meccanismi di riparazione dell'organismo.
2.1 Il legame tra glicotossine e gravità dell'artrite La ricerca scientifica ha analizzato la presenza di specifiche glicotossine nel sangue dei pazienti, con particolare attenzione alla carbossimetillisina (LMC) e alla pentosidina. I dati clinici mostrano una correlazione precisa:
Marcatori di gravità: I livelli di AGEs nel sangue riflettono in modo diretto lo stato di avanzamento e l'aggressività dell'artrite reumatoide.
Danno articolare: Indipendentemente dal fatto che gli AGEs siano l'innesco iniziale della patologia o un fattore di progressione successiva, la loro presenza costante alimenta i processi degenerativi a carico delle articolazioni.
I dati confermano che abbassare il livello complessivo di queste tossine nel corpo rappresenta un passo indubbiamente benefico per la salute sistemica dell'organismo.
2.2 Celiachia e infiammazione intestinale
La celiachia è una patologia autoimmune sistemica scatenata dall'ingestione di glutine. Ad oggi non esistono studi clinici dedicati esclusivamente alla relazione diretta tra l'accumulo di AGEs e la celiachia isolata. Tuttavia, la biologia molecolare ci fornisce un quadro chiaro attraverso due fattori indiretti, difficili da ignorare:
Pur in assenza di un marker clinico specifico, l'eliminazione dei cibi iper-trasformati resta un pilastro biologico per spegnere l'infiammazione intestinale.
Alterazione della barriera intestinale: Lo studio internazionale "Prodotti finali della glicazione avanzata e i loro effetti sul microbiota intestinale" (identificato dal codice PMC9867518) evidenzia come l'introduzione di AGEs attraverso la dieta danneggi la mucosa dell'intestino. Nelle persone celiache, che presentano già una permeabilità intestinale compromessa, l'azione delle glicotossine amplifica l'infiammazione locale e ostacola i naturali processi di riparazione dei villi intestinali.
Stress ossidativo e recettori RAGE:
L'interazione tra gli AGEs e i loro recettori cellulari (RAGE) genera una produzione massiccia di radicali liberi all'interno del tessuto digestivo. Come dimostrato nella ricerca scientifica How dietary advanced glycation end products could facilitate the occurrence of food allergy, l'attivazione dei recettori RAGE da parte delle glicotossine stimola direttamente la produzione di specie reattive dell'ossigeno (ROS) e scatena i percorsi infiammatori cellulari negli enterociti umani.
Questo stress ossidativo costante esaspera la risposta immunitaria anomala tipica della celiachia, patologia in cui lo squilibrio redox e l'infiammazione gastrointestinale sono strettamente interconnessi, un fenomeno approfondito anche nel recente Studio pilota che indica come una dieta senza glutine riduca lo stress ossidativo (PMC11215979). Si viene così a creare un vero e proprio circolo vizioso in cui l'infiammazione dei tessuti aumenta la produzione interna di glicotossine e viceversa.
La trappola dei prodotti confezionati "Gluten-Free": Un aspetto cruciale riguarda le scelte alimentari. Molti cibi industriali pronti senza glutine subiscono processi termici intensi e contengono un quantitativo elevato di zuccheri e grassi idratati per compensare la consistenza del glutine. Questo tipo di lavorazione industriale accelera la reazione di Maillard, trasformando questi prodotti in vere e proprie bombe di AGEs esogeni che gravano sull'organismo come approfondito nello studio Prodotti finali di glicazione avanzata nello sviluppo delle malattie e potenziali interventi del 2025.
Malattie cardiocircolatorie
I danni cardiovascolari rappresentano una delle conseguenze più documentate dell'accumulo di glicotossine nel corpo. I processi di glicazione non enzimatica colpiscono sia la struttura dei vasi sanguigni sia il tessuto muscolare cardiaco stesso.
3.1 Infarto del Miocardio e scompenso cardiaco Lo studio scientifico internazionale "Ruolo dei prodotti finali della glicazione avanzata nelle malattie cardiovascolari" analizza come gli AGEs giochino un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo dello scompenso cardiaco. L'azione lesiva si sviluppa attraverso due binari:
Meccanismo indiretto: Gli AGEs accelerano e potenziano la coronaropatia, ovvero il restringimento e l'indurimento dei vasi che portano sangue al cuore.
Meccanismo diretto: Queste tossine inducono un danno biologico diretto al miocardio (il muscolo cardiaco), alterandone la funzionalità in modo del tutto indipendente dagli effetti sui vasi sanguigni.
Accumulo di CML: Nei pazienti affetti da epicardite isolata si riscontra un forte aumento di una specifica glicotossina, la carbossimetil-lisina (CML), all'interno dei vasi sanguigni del miocardio.
Il ruolo dell'infiammazione: Il processo infiammatorio cardiaco accelera a sua volta la formazione e il deposito di nuovi AGEs nei tessuti del cuore
La presenza elevata di queste molecole nella vascolarizzazione cardiaca rappresenta un serio fattore di rischio per lo sviluppo di ulteriori e gravi complicanze per l'intero apparato circolatorio.
Malattie del sistema nervoso:
4.1 la malattia di Alzheimer
L'impatto distruttivo delle glicotossine si estende in modo profondo fino al tessuto cerebrale, tracciando un filo conduttore drammatico tra i disordini metabolici e il declino cognitivo. La ricerca clinica descrive ormai l'Alzheimer come una patologia strettamente legata all'alterazione degli zuccheri, tanto da definirla spesso in letteratura come una forma di diabete cerebrale.
Tossicità della beta-amiloide: La glicazione esaspera la tossicità del peptide beta-amiloide, che rappresenta il componente principale delle placche amiloidi riscontrate nei pazienti.
Peggioramento del declino cognitivo: L'accumulo di queste proteine alterate aggrava il danno neuronale, accelerando la perdita delle funzioni cognitive e confermando il legame indissolubile tra disfunzioni del metabolismo e salute cerebrale.
Generazione di un profondo stress ossidativo e di stati infiammatori diffusi.
Stimolazione della formazione delle placche di beta-amiloide.
Promozione e creazione dei grovigli neurofibrillari, che distruggono i collegamenti tra i neuroni.
L'Alzheimer come Diabete di tipo 3: la resistenza all'insulina cerebrale
Negli ultimi anni, la ricerca neuroscientifica ha coniato il termine "Diabete di tipo 3" per ridefinire la malattia di Alzheimer. Gli studi clinici e biochimici (tra cui l'ampia rassegna scientifica La malattia di Alzheimer è il diabete di tipo 3: un'analisi delle evidenze scientifiche hanno dimostrato che l'Alzheimer rappresenta a tutti gli effetti una malattia metabolica che colpisce selettivamente il cervello, condividendo con il diabete di tipo 2 lo stesso identico motore: la resistenza all'insulina.
[Prossimamente] uscirò con un articolo dedicato proprio all'approfondimento di come sia la resistenza all'insulina il vero nemico da prima di tutto evitare, poi intercettare e combattere il prima possibile in questo articolo in uscita a luglio 2026: Oltre la Glicemia: L'Insulino-Resistenza Silenziosa che Alimenta le Grandi Malattie.
I tre pilastri del diabete cerebrale:
Mancanza di energia per i neuroni: L'insulina non serve solo a regolare la glicemia nel sangue, ma è fondamentale nel cervello per permettere ai neuroni di assorbire il glucosio e produrre energia. Quando si sviluppa una resistenza all'insulina cerebrale, le cellule nervose non riescono più a nutrirsi. Questo deficit energetico cronico porta alla progressiva disfunzione sinaptica e alla morte dei neuroni, compromettendo la memoria.
La trappola dell'enzima saturato: Nel cervello esiste un enzima specifico (chiamato enzima degradante l'insulina) che ha il compito di ripulire i tessuti sia dall'insulina in eccesso, sia dai frammenti tossici di proteina beta-amiloide (responsabili delle placche dell'Alzheimer). Quando i livelli di zucchero e di insulina nel sangue rimangono costantemente alti a causa di una dieta errata, questo enzima si ritrova totalmente saturato e "impegnato" a smaltire l'insulina. Di conseguenza, smette di eliminare la beta-amiloide, che inizia ad accumularsi nei tessuti cerebrali fino a vent'anni prima della comparsa dei primi sintomi visibili.
Glicazione e neuroinfiammazione: L'iperglicemia accelera la reazione di glicazione non enzimatica direttamente nel sistema nervoso, dove gli AGEs si legano ai recettori RAGE dei neuroni. Questo legame scatena una cascata di radicali liberi e un'attivazione cronica delle cellule immunitarie cerebrali (la glia). La neuroinfiammazione che ne deriva altera la struttura delle proteine Tau, portando alla formazione dei grovigli neurofibrillari che distruggono i collegamenti cerebrali.
Mentre la ricerca farmacologica tenta di sviluppare inibitori sintetici dei recettori RAGE e agenti antiglicazione, la biologia naturale offre già una risposta concreta ed efficace. Le modifiche alla dieta e allo stile di vita focalizzate sull'ascolto biologico del corpo consentono di ridurre drasticamente la produzione interna e l'accumulo di queste sostanze, offrendo una via concreta per prevenire o rallentare la progressione della malattia.
Malattie metaboliche: il legame biologico tra AGEs, insulino-resistenza e diabete
Il legame tra i prodotti finali della glicazione avanzata e le alterazioni del metabolismo rappresenta il nucleo centrale della ricerca clinica moderna. Storicamente considerati come una semplice conseguenza passiva dei livelli elevati di zucchero nel sangue, gli AGEs sono oggi identificati dalla scienza come un vero e proprio motore primario in grado di innescare il collasso metabolico.
La transizione da effetto a causa del danno biologico Lo studio clinico intitolato "Prodotti finali di glicazione avanzata e diabete: causa, effetto o entrambi?" ribalta il vecchio paradigma medico. L'accumulo di queste molecole, pesantemente stimolato dai consumi alimentari tipici dei paesi occidentali, agisce direttamente sulle strutture profonde che regolano l'energia del corpo:
Danno alle cellule del pancreas: Le glicotossine esercitano un'azione lesiva diretta sulle cellule beta delle isole pancreatiche, compromettendo la loro naturale capacità di produrre e rilasciaciare l'insulina.
Innesco dell'insulino-resistenza: L'accumulo sistemico di AGEs blocca i recettori periferici, favorendo l'insorgenza della resistenza all'insulina e creando il terreno biochimico perfetto per lo sviluppo dei disturbi metabolici.
La conferma epidemiologica e l'impatto della cottura dei cibi A confermare questo meccanismo su scala reale interviene una seconda ricerca clinica basata su pazienti umani, intitolata "Prodotti finali di glicazione avanzata nella dieta e diabete di tipo 2: uno studio caso-controllo" (identificabile in letteratura tramite il codice PMC11019623). I risultati evidenziano dati inequivocabili:
Forte associazione statistica: Un apporto elevato di tossine tramite il cibo è strettamente associato a un aumento del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, in modo del tutto indipendente da altri fattori o predisposizioni.
Il ruolo dei processi industriali: I dati clinici dimostrano che le diete basate su alimenti iper-trasformati e cotti a temperature eccessive accelerano il collasso del metabolismo.
6. Malattie dell'intesino
6.1 Disbiosi intestinale e Colon Irritabile
Il transito delle glicotossine nel nostro apparato digerente genera profonde alterazioni che vanno ben oltre le pareti dello stomaco, colpendo direttamente l'equilibrio della flora batterica. Il legame tra l'assunzione di queste molecole e i disturbi intestinali cronici trova una chiara spiegazione nei meccanismi di assorbimento del corpo.
Alterazione della flora batterica: Le tossine non assorbite proseguono indenni il loro cammino lungo il tratto gastrointestinale fino a raggiungere il colon. Qui vengono metabolizzate e fermentate dal microbiota intestinale, provocando una grave disbiosi, ovvero la distruzione dell'equilibrio tra i ceppi batterici protettivi e quelli nocivi.
Crollo dell'omeostasi immunitaria: Poiché la stragrande maggioranza delle nostre difese immunitarie risiede e si sviluppa proprio a contatto con la flora intestinale, la proliferazione di un ambiente batterico alterato danneggia il sistema immunitario locale.
Questo stato di squilibrio cronico alimenta l'infiammazione delle mucose, traducendosi in tutti quei sintomi di ipersensibilità e alterazione della motilità tipici della sindrome del colon irritabile.
7. Malattie muscolo-schelettriche
I danni provocati dall'accumulo di glicotossine non si limitano agli organi interni o al sistema nervoso, ma colpiscono in modo profondo anche l'apparato motorio, diventando un fattore scatenante per dolori muscolari diffusi di origine apparentemente sconosciuta.
Modificazione delle proteine strutturali: Gli AGEs agiscono come un importante fattore causale di varie malattie neuromuscoloscheletriche. Il loro accumulo modifica la struttura stessa delle proteine costituenti i muscoli e i tendini, riducendone l'elasticità e compromettendo la normale funzionalità dei tessuti.
Attivazione del dolore e dello stress ossidativo: Legandosi ai recettori cellulari RAGE presenti nelle strutture muscoloscheletriche, le glicotossine avviano una complessa trasduzione del segnale intracellulare. Questo processo scatena un'ondata di stress ossidativo e una risposta infiammatoria locale costante.
Questo stato di infiammazione silente e diffusa all'interno delle fibre muscolari spiega l'insorgenza di rigidità e dolori cronici, fornendo una chiara spiegazione biologica a condizioni spesso etichettate genericamente come mialgie idiopatiche.
In conclusione: Consapevolezza e responsabilità, oltre la farsa del "normale invecchiamento"
Non è mia intenzione spaventare nessuno, ma rendere consapevoli del fatto che l'alimentazione anti-fisiologica è un'epidemia dannosa, esattamente come il consumo di sigarette.
Gli esseri umani sono animali e la biologia evolve molto più lentamente di quanto vogliamo raccontarci. Siamo convinti che tutto ciò che è presente in un supermercato, solo perché non ci uccide sul colpo, sia tollerabile per il nostro organismo. La realtà è che nei supermercati la maggior parte dei corridoi alimentari contiene veri e propri veleni, la maggior parte dei quali è fonte di AGEs e causa di una pessima nutrizione.
Quando utilizziamo oggetti elettromeccanici semplici come una moto, un'auto o un ferro da stiro, non abbiamo alcun dubbio sul dover dare loro il corretto nutrimento. Le auto a benzina hanno bisogno di benzina. Le auto diesel del gasolio. Il ferro da stiro ha bisogno di acqua demineralizzata. Non ci sogneremmo mai di dare alla moto del succo di frutta o al ferro da stiro dell'olio. Quando si tratta del corpo umano, invece, scatta l'apoteosi del "butto giù tutto" convinti che tanto andrà bene comunque.
Il nostro corpo resiste per anni, cercando di correggere e tamponare le varie forme di avvelenamento come può. Dopo i quarant'anni, però, si iniziano a vedere in modo più o meno grave gli impatti devastanti di una cultura alimentare che definirei da "bidone della spazzatura", ovvero quella in cui si ingurgita qualsiasi cosa.
I primi segnali d'allarme si esprimeranno in forme diversificate e non del tutto prevedibili. Già a quarant'anni, se è andata bene, inizieranno problemi cronici che verranno regolarmente sottostimati: allergie, intolleranze alimentari, problemi digestivi, colesterolo ed ipertensione. Poi arriveranno problemi ancora più seri. Danni alla tiroide, danni al sistema linfatico, danni al cuore e alle arterie.
Con il passare del tempo, usando la scusa dell'età, a sessant'anni il Sistema Sanitario Nazionale si ritrova già saturo di malati cronici di diabete e di patologie cardiovascolari gravi, con infarti superati per volontà divina. Tutto questo viene accettato supinamente come un normale percorso di invecchiamento, quando in realtà si tratta di un avvelenamento costante da cibo non fisiologico. Qualcuno ci lascerà la pelle molto presto, ben prima di quanto avrebbe mai creduto.
Questo non lo dico io, lo dicono i dati e la diagnostica avanzata che mostra chiaramente come gli AGEs si formino prima e si depositino dopo, andando a distruggere i tessuti e le funzioni biologiche. Fenomeni che per profonda ignoranza continuiamo a chiamare vecchiaia.
Nel frattempo, lo dico senza polemizzare ma come dato di fatto, la scienza si concentrerà nel produrre farmaci inibitori degli AGEs piuttosto che dirvi fuori dai denti che state mangiando in un modo assolutamente non tollerabile per la vostra biologia. E se nell'attesa che scoprano questi farmaci miracolosi di cui rendervi dipendenti voi morite, per di più ignoranti, non sarà mai colpa di chi vi ha nascosto la verità. La responsabilità della salute resta solo vostra.
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Le informazioni presenti in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. Per conoscere il nostro approccio metodologico, consulta le nostre Linee guida e note informative sulla trasparenza scientifica.
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