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Per una Alimentazione di Ferro: Mangia Erba!

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Parlare di ferro ed anemie oggi, significa prendere atto della crescente incidenza del problema nella società occidentale ed al fatto che ad essa si tende a porre rimedio con la logica della "pasticca salvifica": pacchetti di integratori alimentari presenti in bellavista in tutti i supermercati, fruibili facilmente senza tenere in considerazione i rischi (di apporto eccessivo o derivanti da un metabolismo forzato di concentrazioni elevate di questo elemento) ed i noti effetti collaterali. 

In alternativa resiste l'antica idea di dover mangiare più carne, soluzione promossa a partire già dagli anni '50 come utile a contrastare e prevenire le anemie dipendenti dallo scarso apporto di nutrienti legati al metabolismo del ferro (o dall'inefficiente assorbimento) e di cui le conoscenze moderne stanno analizzando e scoprendo le falle.

Viene allora facile, oggi ancor più che in passato, evocare il personaggio di Braccio di Ferro le cui risorse strabilianti in termini di forza ed energia nascevano invece da una scorpacciata di spinaci, poiché le crescenti conferme scientifiche stanno mettendo in luce il super potere nutriente di moltissimi vegetali, anche (e proprio) per ciò che riguarda il ferro. Forza ed energia infatti dipendono in larga parte dal consumo di vegetali crudi che per ironia potremmo chiamare semplicemente "erba": con buona pace per il mito della carne del disgraziato cavallo.

Fermo restando che i convincimenti sulla necessità di nutrirsi di carni sono ad oggi sempre più rari, resta il problema delle diverse opinioni su quanto "faccia male" o bene assumerla regolarmente (sopratutto in considerazione del noto contenuto di ferro che potrebbe fornire in prevenzione delle anemie), su cui vorremmo sviluppare delle riflessioni.
 
Ora sappiamo che la salute è strettamente legata alle abitudini alimentari e, più precisamente, a quei comportamenti che assumiamo senza neppure troppo pensarci. Mangiare di fretta o con calma, bere poco oppure abbondantemente, mangiare "cibo spazzatura" oppure selezionare con cura il cibo che deve sostenerci, tanto quanto la tipologia di cibo che scegliamo di mettere nel piatto (tipologie ascrivibili a due macro-categorie che potremmo facilmente definire come fisiologica oppure non-fisiologica) sono i bivi che quotidianamente affrontiamo e che costituiscono il nostro personale percorso storico che ci aiuterà a mantenerci in salute piuttosto che a coltivare pericolose patologie. 

Probabilmente però, siamo talmente abituati alla frase fatta tale per sarebbe il tal cibo a fare male o fare bene da non pensare come siano le abitudini alimentari semmai a farci del male o del bene e che ogni abitudine che violi o sostituisca le nostre necessità fisiologiche non può certo essere considerata salutare. Affermazioni scientifiche recenti iniziano ad aiutarci a capire ed accettare, seppure in maniera incompleta, cosa possa delinearsi come "bene" e cosa no, rivelandoci come siano i vegetali (quasi tutti e quasi sempre) gli unici veicoli di nutrienti indispensabili alla nostra vita e salute, privi di potenziali dannosi o incompatibilità, come è logico che sia per ciò che davvero possiamo chiamare "cibo";  

Scoprire dunque ad esempio che la Clorofilla (la sostanza che colora di verde le foglie) è fondamentale nel processo di metabolismo del ferro dovrebbe già da solo spostare l'asticella delle nostre convinzioni. Aggiungere a ciò, nozioni su come  il ferro-eme (proprio lui, quello tanto decantato come "meglio biodisponibile" e presente solo nella carne) diventi cancerogeno in assenza di ampio consumo di clorofilla vegetale, dovrebbe darci un quadro quasi definitivo, suggerendoci almeno un ragionevole dubbio su quanto gli esseri umani siano credibili come onnivori e/o predatori e ponendo in chiusura imminente eventuali diatribe.

Altrettante lodi della carne, non si possono certo tessere. 

Primo: il ferro eme contenuto in essa è un fattore di stress se consumato in abbondanza od in assenza di sufficienti ed abbondanti vegetali (della loro clorofilla), fino a diventare un potenziale fattore cancerogeno. 

Secondo: il colesterolo di cui è ricca (come anche tutti i derivati diretti del corpo degli animali, cioè latte, uova, e pesci) e che apporta è completamente inutile in animali come gli umani dotati biosintesi autonoma (cioè che lo producono internamente) ed anzi si accumula creando pericolosi eccessi chiamati ipercolesterolemia di cui molta popolazione tende a soffrire nel lungo periodo;

Terzo: molto più semplicemente, ogni quantitativo di cibo che compone il nostro pasto è mutualmente esclusivo rispetto agli altri. Ciò significa che ogni volta che la carne (od altri derivati non vegetali) colmano il nostro pasto, "tolgono spazio" al consumo delle fonti vegetali davvero fondamentali come ad esempio, le buone fonti di vitamina C (di cui sono ricche anche le verdure come i peperoni e non solo frutti come gli agrumi), quelle di Clorofilla, di Ferro non-eme (quello buono che non partecipa ai processi degenerativi tumorali, presente in molte verdure, cereali e legumi), di vitamine e nutrienti di cui sentiamo tanto ribadire la necessità nella promozione di integratori (come l'acido folico, le vitamine del gruppo B, e così via) sempre e tutte a loro volta implicate anche nell'assorbimento del ferro.

Quarto: a ben vedere tutti (con un margine irrilevante dettato da casi davvero eccezionali) i cibi antitumorali sono di origine vegetale. Il che può significare che gli alimenti vegetali curano, ma sopratutto che gli alimenti vegetali sono il nostro cibo ponendosi alla base dei meccanismi fisiologici che impediscono o controllano lo sviluppo neoplastico.

Una alimentazione ricca di ferro dunque, non è solo e semplicemente "colma" di questo elemento, ma più propriamente è una alimentazione orientata alla fisiologia umana e per questo ottimizzata per l'assorbimento dei nutrienti: in una parola "vegetale" (detta anche Vegan). 

Questo tipo di alimentazione favorisce una salute di Ferro poiché basta a se stessa per esser certi di avere abitudini alimentari che forniscano ricche fonti di:

 

  • la vitamina C da cibo crudo, cosa piuttosto facile data la frequente presenza nella frutta, così da aumentare l'assorbimento

  • ferro non-eme, presente in tutte le verdure a foglia verde, nei cereali e nei legumi così da non rischiare pericolosi accumuli.

  • preziosa Clorofilla delle foglie di verdure di stagione, capace di nutrire il sangue di ossigeno e permettere una migliore assimilazione del ferro.

  • vitamine, proteine, minerali, ampiamente differenziati e fruibili, tutti dinamicamente necessari per uno svolgimento fisiologico delle funzioni del corpo.

 

Da parte nostra serve solo il piccolo accorgimento di scegliere alimenti variegati, freschi e di stagione, proteggerli dal deterioramento della cottura (preferendo il crudo al cotto, la cottura al vapore piuttosto che le bolliture dove ad esempio proprio la clorofilla si disperde) ed ecco che salvo implicazioni personali patologiche, l'anemia o le carenze di ferro non dovrebbero più essere una nostra preoccupazione, neppure per i nostri bambini.

Sembrerebbe insomma che esista più di una buona ragione salutista per scegliere di mangiare solo erba e noi, proprio per questo, promuoviamo l'alimentazione vegana tenendo traccia di ogni studio che la avvalori anche se, in fondo, crediamo che per motivare la nutrizione vegana le ragioni etiche siano più che sufficienti.

 


Crediti Immagine: "Heirloom Tomatoes, White Beans and Bread" di Emilie Hardman - Alcuni diritti sono riservati

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